Atteggiamento positivo, attitudine e reattività al cambiamento.

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Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.”(Charles Darwin)

Introduzione

Quello che mi colpisce della citazione darwiniana è la caratteristica che viene data al cambiamento ovvero la reattività.

Essere reattivi significa essere predisposti al cambiamento, avere o costruire, una vera e propria attitudine al cambiamento.

Per far ciò occorre prima di tutto un atteggiamento positivo.

Sto contestualizzando questo contributo all’emergenza COVID-19 che ci ha costretti a vivere in modo del tutto nuovo e inaspettato, modificando le nostre abitudini e che ci porta a riflettere sulla nostra personale “reattività al cambiamento”.

 


Siamo inclini o no ai cambiamenti?

In generale l’uomo, inteso come essere umano, è poco incline al cambiamento. Cambiare infatti ci spaventa, perché significa impegnare energie in qualcosa che non conosciamo e i meccanismi che ne scaturiscono spaventano, “accendono alert” che ci mettono in guardia dall’abbandonare le nostre consolidate abitudini.

L’essere umano  è per sua stessa natura abitudinario e tende a seguire stereotipi che lo inducono ad una tranquillità/pigrizia intellettuale, a rimanere nella propria “zona comfort”.

L’individuo è più propenso ed orientato alla routine piuttosto che alla ricerca di nuovi stimoli.


Cosa ci sta insegnando l’esperienza di questo periodo?

Questo periodo può insegnarci davvero molto solo nella misura in cui abbiamo la volontà di vederlo come un’opportunità per riflettere su cosa e come possiamo cambiare.

E’ un cambiamento imposto e a maggior ragione, per affrontarlo dobbiamo viverlo come un momento di crescita.


Cosa sto facendo di nuovo?

Le domande che possiamo porci sono le seguenti:

  • ho subito passivamente e lamentandomi, il disagio derivante dall’emergenza, oppure, ho deciso di affrontarlo con atteggiamento positivo?

Se la risposta a questa domanda è “ho subito il disagio”, non siamo sulla buona strada, ma siamo  in tempo a decidere di immaginarci ad un bivio, decidere di prendere una strada che ancora non abbiamo  percorso, e affrontare il disagio senza vittimismo, senza troppe lamentele, sperimentando una positività che senza dubbio darà buoni frutti.


Al contrario se la riposta alla domanda è ” ho deciso di affrontarlo con atteggiamento positivo” allora possiamo provare a concentrarci su  una serie di domande, e le risposte produrranno su di noi rinforzi interessanti.

  • Per adattarmi a questa sopravvenuta situazione, quante abitudini ho cambiato?
  • In quali e in quanti ambiti ho effettuato questi cambiamenti?
  • Cosa ho imparato a fare che prima dell’emergenza non ero in grado di realizzare?
  • Quali nuove competenze, mi stanno stimolando a procurarmi nuove competenze/abilità?
  • A quali progetti sto lavorando e a quali vorrei lavorare a emergenza terminata?

Se mi sto ponendo una o più di queste domande, significa che sono duttile e non mi sto opponendo al cambiamento.


Ma perché resistiamo al cambiamento?

Riavvolgiamo il nastro e torniamo a prima dell’emergenza, riflettendo sul fatto che alcune attività, e alcune scelte le rimandavamo  a data da destinarsi, trincerandoci dietro a “ non ho tempo”, “non fa per me”, “ non so se sono in grado”,  etc etc. Possiamo riflettere sull’ atteggiamento che abbiamo nei confronti dei cambiamenti e sul  grado di reattività  che abbiamo nei confronti dei cambiamenti stessi. Pertanto possiamo andare ad indentificare alcuni dei motivi che ci inducono a resistere al cambiamento, classificandoli in pigrizia, vincoli sociali, paura del fallimento  e ansia. Vediamoli uno alla volta


Pigrizia

“La pigrizia è la mancanza di determinazione nel compiere un’azione di cui si riconosce l’importanza” ( fonte Wikipedia). La pigrizia non va vista esclusivamente come negativa, perchè presuppone un risparmio energetico utile nei momenti in cui non disponiamo delle energie necessarie all’azione. Se la pigrizia diventa una “costante” del nostro stile di vita, il rischio è quello di farci condurre ad accettare tutto ciò che ci accade intorno, perdendo l’abitudine a reagire. Da qui, a fare la fine della rana bollita il passo è breve.

Il Principio Della Rana Bollita (Media e potere di Noam Chomsky ) – principio già sperimentato in uno studio  condotto  nel 1882 da studiosi della John Hopkins University – è utilizzato da  Chomsky per descrivere la società che accettando passivamente, tutto ciò che riceve dalle informazioni e dal potere, perdendo di vista i valori e di fatto accettando la deriva.

“Una rana nuota tranquillamente in una pentola di acqua fredda posta su di una fiamma, che fa scaldare lentamente l’acqua.  La rana trova  gradevole l’aumento della temperatura e continua a nuotare. La temperatura sale,  e la rana non mostra preoccupazione, intanto la temperatura continua inevitabilmente a salire. Quando l’acqua diventa troppo calda,  la rana  è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. La temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana ahimè, muore!

 

Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

Quindi quando pensiamo alla pigrizia in eccesso…ricordiamoci della povera ranocchia!


Vincoli sociali

A volte le catene che ci impediscono di essere liberi, sono più mentali che  fisiche.” ( Domenico De Renzo)

Il nostro comportamento è inevitabilmente condizionato da vincoli e da legami sociali, che talvolta vengono identificati come fonte di vantaggio, ma al tempo stesso possono limitarci nelle nostre scelte di consolidamento e/o di cambiamento, perchè radicate in stereotipi dai quali è difficile smarcarsi. Può accadere di  trovarsi nella condizione di voler fare qualcosa che si vorrebbe  realizzare, ma relazioni personali  sociali e stereotipi, ci allontanano dai nostri reali desideri. Questi vincoli possono diventare forti al punto tale da avere un impatto rilevante  sulle nostre abitudini.

 


Per affrontare pigrizia a vincoli sociali

Primo passo: vincere la pigrizia apprezzando i benefici del cambiamento, comprendendo come con un piccolo sforzo nell’organizzazione del nostro tempo e delle nostre energie, ci permette di sperimentare nuove e piacevoli attività, che procrastinavamo senza un reale motivo.

Riguardo i vincoli sociali cercare esempi stimolanti che possano essere fonte di ispirazione invece che di limitazione. Il tentativo che possiamo mettere in atto è quello di riflettere  sulla considerazione che abbiamo di noi stessi e delle nostre scelte, senza concentrarci troppo su ciò che gli altri pensano di noi e dei nostri progetti.


Paura del fallimento

“Io non perdo mai. O vinco o imparo.” ( Nelson Mandela)

“ Lo sport va  a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla.” (Pierre de Coubertin)

 

 

 

Le paure possono bloccare le nostre ambizioni di cambiamento. Siamo bloccati al punto tale dalla paura di fallire che pensiamo ancora prima di provare, al disagio di un possibile fallimento! Il fallimento è visto come come qualcosa di imbarazzante, che ci porta a pensare di valere poco, di non essere all’altezza, e che fa perdere la considerazione che le persone hanno nei nostri confronti.

Il problema legato alla paura del fallimento è che spesso  sovradimensioniamo gli ostacoli che ci inducono ad avere paura. Possiamo dare un valore positivo alla paura.

Dietro alla paura c’è ciò che vorremmo diventare. La paura nasce da noi. Possiamo imaparare ad affrontarla


 

Ansia da cambiamento

Emozione già trattata ( in una sua accezione più estesa, e non strettamente correlata al cambiamento)  in un precedente contributo;  sensazione normalissima che si può manifestare di fornte ad un possibile cambiamento e strettamente collegata alla paura del fallimento.

 

Come affronto paura del fallimento e ansia da cambiamento

Paura del fallimento e ansia da cambiamento si possono  affrontare più semplicemente di quanto si creda, prendendo carta e penna ( sottolineo, “carta e penna” in modo da essere con me stesso e su me stesso in questa azione ) e organizzando  il cambiamento!

Se voglio trasformare  il mio desiderio in un vero e proprio obiettivo, ” lo scrivo” e conservo gelosamente lo scritto.

Un volta definito il nuovo obiettivo mi concentro su cosa mi serve in termini  di strumenti e competenze, e in che ordine devo realizzare le priorità necessarie al raggiungimento dell’obiettivo. In questo modo avvertiamo il cambiamento come l’inevitabile risultato di una serie di azioni che abbiamo pensato programmato e pianificato; il cambiamento frazionato in diverse “tappe”, ci farà sentire gradualmente sempre più sicuri, e ad obiettivo realizzato, il percorso ci apparirà più agevole di come invece lo avevamo immaginato.


Alleniamo il cambiamento

Risultati portano motivazione, motivazione porta a risultati.

Possiamo vedere il cambiamento come qualcosa da allenare, pensando che dietro ai limiti che si pongono tra noi ed il  cambiamento c’è un’attitudine che possiamo modificare, c’è una “reattività” che possiamo migliorare.

In questo modo potremo  generare un vero e proprio  circolo virtuoso che si può sviluppare come segue:

 

  • Imparare ad essere disponibili al cambiamento.
  • Aumentare  le nostre competenze e imparare ad utilizzare nuovi e più efficaci strumenti.
  • Acquisire  e consolidare l’attitudine al cambiamento.
  • Acquisire  e consolidare la reattività al cambiamento.

 

Queste azioni porteranno inevitabilmente a dei risultati, non necessariamente tutti positivi, ma senza dubbio innescheranno delle dinamiche personali sociali e relazionali che nel tempo contribuiranno a tenere in vita e  a replicare il circolo virtuoso.

Cresceranno  le relazioni personali e professionali, aumenteranno fiducia  e convinzione nei nostri mezzi, ci sentiremo sempre più motivati pronti e reattivi, nel  metterci in gioco con sfide e progetti interessanti, coinvolgenti ed emozionanti.

 


 

Andrea Re

  • Insegnante di Educazione Fisica
  • Docente a contratto c/o Scienze Motorie all’Università di Pavia
  • Istruttore di Triathlon
  • Coach/Motivatore
  • Fondatore del marchio MULTISPORT3ining
  • Amministratore del Gruppo OBIETTIVO TRIATHLON
  • 8 volte Campione del Mondo di Canottaggio
  • Partecipazione Olimpica Atlanta 1996
  • 6 volte IRONMAN Finisher
  • 2 partecipazioni 2014 – 2015 Campionati del Mondo IM 70.3
  • Best time IRONMAN 9h 54’50” 2007
  • Best time IRONMAN 70.3 4h 39′ 09″ 2018