[storie triathlon] Il mio primo Ironman (a Klagenfurt): un anno, 13 ore, 32 minuti e 59 secondi

Andrea Civardi, Fisioterapista e Osteopata

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Vera Poiatti, Avvocato esperto Diritto Sportivo

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Ma tu sei matto! E perchè vuoi fare quella roba li? Ma non è troppo? Non ti sembra di esagerare… si hai fatto qualche triathlon sprint, un paio di Ironman 70.3 ma dove vuoi andare, pesi troppo, a nuoto te la cavi ma in bici e a piedi sei impresentabile.. Cosa vuoi dimostrare? A Chi? Perchè?

E tante altre obiezioni logiche e meno logiche che si sono aggiunte ai miei limiti ed ai miei dubbi.
Ma si sa che a noi maschietti, specie se hai un gruppo di amici con cui condividi certe passioni, funziona prima l’istinto che il raziocinio quindi, in una calda notte di luglio, armato di carta di credito, pc collegato a internet e il telefonino che confermava che anche gli altri stavano irrazionalmente (o forse no) facendo la stessa cosa, inizia questa spendida, appagante, istruttiva, indimenticabile, faticosa, coinvolgente, chilometrica, divertente esperienza umana e sportiva durata un anno + 13 ore 32 minuti e 59 secondi.
Un anno in cui è stato difficile mantenere l’equilibrio, ovvero cercare di allenarsi seriamente senza sconfinare nell’invasamento, gestire il proprio tempo tra impegni professionali, salute, famiglia in senso largo, imprevisti, la fatica e la costanza degli allenamenti.Un anno in cui, se ce ne fosse stato bisogno, consolidi nella tua testa che gli obiettivi individuali di qualsiasi entità o importanza si raggiungono con l’aiuto consapevole o inconsapevole di tante persone. Aiuti che non si sommano semplicemente ma moltiplicano i tuoi sforzi e i tuoi meriti.Tutti gli amici atleti con cui ho condiviso scelte, programmi, stimoli, qualche allenamento, tante birre. Sempre ad inseguirli in bici, a piedi, in acqua un pò meno…mi hanno reso ancora più umile e rispettoso. Essere più lenti degli altri non è un’umiliazione ma uno stimolo positivo.
Menzione speciale per il Triathleta-Avvocato-Tri… padredifamiglia Gianluca, senza il quale mi sarei perso i fantastici allenamenti in bici sotto la pioggia, in mezzo alla nebbia, col ghiaccio sulla barba, panorami Dolomitici, vitigni dell’Oltrepò, il GPM di San Biagio tra Bereguardo e Garlasco, gli SFR a Loano, la Milano Varazze e tanti tanti altri fantastici momenti.Coach Andrea Re ed Ivan Risti per la parte prettamente sportiva, tecnica e motivazionale hanno fatto un super lavoro che non pensavo di meritare.La società sportiva a cui appartengo, il Road Runners Club Milano perchè senza il Road non avrei consociuto tutte le fantastiche persone con cui ho condiviso questa esperienza. Senza il Road sarei un uomo meno colto sportivamente ed umanamente.I miei amici che mi hanno stimolato positivamente e quelli che lo hanno fatto con la loro negatività (ma tu sei matto! Dove vuoi andare? …Ecco quelli!)
Alessandra, quel concentrato di pazienza-passione-certezza-granito-velluto-forza-decisione e ancora pazienza, che per fortuna (mia si intende) è mia moglie da 17 anni.L’anno che ha portato a Klagenfurt sarà indimenticabile, i giorni di Klagenfurt saranno indimenticabili, la felicità di vedere facce conosciute e sconosciute che ti incitano come se fossi loro fratello, le emozioni forti prima, durante e dopo la gara, la soddisfazione di arrivare al traguardo sano, saltando ed esultando con ancora il chiaro del sole in cielo sono veramente indescrivibili. Mi è cambiata per sempre la percezione di distanze, fatica, fame, sete, caldo, di crisi, stanchezza, di limite. Per lo sport e per la vita.