Gianluca ed il suo “Passatore”!

Dopo Ilaria, è la volta di Gianluca che racconta la sua esperienza al “suo Passatore“.

“Bravo Gianlu”…..#coachorgoglioso.

Buona lettura.

“Non è assolutamente normale correre per 100 km, e non è neppure necessario.

Io però proprio per l’irrazionalità dell’idea ci ho voluto provare, d’altronde se non fossi un po’ irrazionale non avrei mai scelto di praticare la disciplina dell’ultramaratona abbandonando quasi completamente le distanze convenzionali.

Il mio Passatore è durato 12 ore e 15’ di viaggio e sofferenza che mi lasceranno ricordi indelebili.

Confesso che avrei voluto impiegarci meno tempo – anche se in realtà almeno un’ora se n’è andata facendo le soste a tutti i 20 ristori – ma era tale la preoccupazione di non arrivare in fondo che ho preferito godermi la strada senza cercare come al solito la prestazione cronometrica. Mi sono limitato a percorrere la strada e sono fiero di me stesso per esserci riuscito … perché il Passatore è un’esperienza a parte, non una gara, almeno per gli umani come me.

Fin dal ritrovo per la partenza nella piazza del Duomo di Firenze, il caldo di ben oltre 30 gradi e la forte umidità mi hanno suggerito che sarebbe stata dura, e così è stato.

Sono partito facendo tesoro delle parole che nei giorni precedenti mi aveva ripetuto più volte Coach Andrea “Gianlu, sappiamo bene il risultato che potresti ottenere, ma tieniti pronti un piano B ed anche un piano C, e sii bravo a rifocalizzare strada facendo l’obbiettivo” … GRAZIE Coach!

I primi 32 km di caldo atroce di Sole a picco, con l’interminabile salita a Vetta le Croci ed il successivo passaggio a Borgo San Lorenzo hanno iniziato a fare le prime “vittime” e sono stati, a mio avviso, i più complicati da gestire.

Poi per fortuna il clima si è rinfrescato ed è iniziata la lunga salita di 16 km fino alla Colla di Casaglia. Io memore dei suggerimenti di chi l’aveva già percorsa, ho scelto di salire in modalità “scampagnata” – che per un agonista cronico come me è stato quanto di più innaturale – godendomi il paesaggio ed ascoltando un po’ di musica, e devo dire che questa strategia mi è probabilmente servita per affrontare al meglio la fase successiva.

Infatti mi sono ritrovato ad arrivare allo scollinamento, al 48° km, pieno di energia ed anche un pochino sorpreso per la non eccessiva pendenza affrontata rispetto ai racconti che avevo sentito su questo “terribile” passaggio.

Infatti dal 48° km all’85° km, complici le discese iniziali ed i successivi saliscendi, ho lasciato andare le gambe ed ho recuperato circa 300 posizioni in classifica superando molti di quelli che in salita avevano forse spinto troppo. Io invece correvo felice e spensierato e sono anche riuscito ad ascoltare alla radio la finale di Champions League con annesso dibattito del dopo partita.

Ero ormai in un tale stato di trance agonistica che per diversi km mi sembrava addirittura di essere l’unico che ancora correva, arrivando addirittura a piangere di gioia per questa sensazione indescrivibile.

Gli ultimi 15 km però sono stati di sofferenza pura a causa dei miei cronici problemi ai piedi, la mia unica e vera preoccupazione fin dal giorno dell’iscrizione, ed ho quindi dovuto affrontare quest’ultima fase ragionando da “ultra” per ignorare il dolore, uno stato psico-fisico ben noto agli ultramaratoneti. Ho dovuto alternare tratti di corsetta a brevi tratti di camminata veloce, perdendo circa 45 minuti sul possibile tempo finale, ed stata molto molto dura.

E poi finalmente mi sono ritrovato a Faenza, col traguardo che sembrava non arrivare mai, dopo il quale mi sono dovuto coricare a terra completamente svuotato di tutto … emozioni comprese.

100 km del Passatore, solo correndola puoi renderti conto di quanto sia magica e complicata …

Per me è sicuramente un “arrivederci”.

Gianluca Vecchio