[storie running] Un altro anno vissuto di corsa

Lorenza Marchesi, Avvocato e Mediatore

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Simone Vivaldi, Personal Trainer

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Studio Civardi

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Con la mezza maratona di Cremona, corsa lo scorso 21 ottobre, ho concluso l’anno agonistico 2012.E’ stata la bellissima conclusione di una stagione di gare vissuta fra alti e bassi con grosse soddisfazioni e alcune inevitabili delusioni: una domenica di fine ottobre, illuminata da un caldo sole autunnale, ha garantito una splendida cornice a una gara onorata da una folta partecipazione di atleti e di pubblico e che ho concluso con un tempo finale onorevole, anche se non eccezionale (1 ora 34’ 22”), ma che resta il mio migliore risultato di questa annata.E’ stato un anno agonistico un po’ anomalo per le mie caratteristiche di podista. Ho corso molte più gare del solito: 5 mezze maratone, 3 gare su distanze “anomale” comprese fra 25 e 30 Km e una sola maratona, anche se importante e blasonata, come quella di Londra in aprile. Dal punto di vista agonistico ho notato un inevitabile rallentamento dei ritmi di gara, dovuto purtroppo all’inesorabile passare del tempo: la maratona di Londra l’ho conclusa in 3 ore 36’ e 16”, risultato lontano dal mio miglior tempo sulla distanza di 3 ore 24’ 21”, nonostante un periodo di allenamento adeguato e preparato con cura e attenzione, grazie ai consigli dell’amico Andrea Re.La Maratona di Londra è una gara splendida che permette ai concorrenti di correre in una città magnifica, che accoglie con entusiasmo e tifo incessante gli atleti: è davvero bellissimo correre sul Tower Bridge circondati da due ali di folla in tripudio ed è altrettanto emozionante tagliare il traguardo lasciandosi alle spalle Buckingham Palace.Avendo tagliato il traguardo londinese, ho la grande soddisfazione di avere partecipato e soprattutto concluso le 5 Majors, cioè le 5 maratone più importanti del mondo, che si svolgono a New York, Boston, Chicago, Londra e Berlino: quando avevo iniziato a correre circa 8 anni fa mai avrei pensato di raggiungere un simile risultato e ne sono orgoglioso. Certamente, con il passare del tempo e dei chilometri ho capito che il risultato cronometrico finale non è e non deve essere l’unico obiettivo da inseguire, mentre apprezzo sempre di più il grande privilegio di potere viaggiare insieme alla mia famiglia, conoscendo nuove città e nazioni, grazie a uno sport che amo e che mi consente di mantenermi in forma sia fisicamente che mentalmente.L’aspetto più sorprendente è che dopo 8 anni di attività agonistica, dopo migliaia di chilometri corsi in allenamento, provo ancora piacere a indossare calzoncini e maglietta e uscire di casa per andare a correre, non solo con il bel tempo, ma anche in giornate fredde e nebbiose, di cui Pavia non è certo avara.Penso che il piacere che prova a fare attività fisica sia la molla indispensabile che spinge un atleta dilettante a far fatica, allenandosi.Ho iniziato a correre per riprendermi dopo un grave infortunio al ginocchio e nella corsa sulla lunga e lunghissima distanza ho ritrovato uno sport che fin da ragazzo mi affascinava, ma che non avevo mai svolto con la necessaria continuità e costanza.Proprio nella perseveranza sta il segreto per arrivare a correre per tanti chilometri: inizialmente non mi ponevo traguardi particolari, mi bastava semplicemente fare del movimento per rimettermi in forma e vedevo che con il passare del tempo mi riusciva naturale allungare le distanze senza grossi sforzi fisici. Contemporaneamente vedevo che l’attività fisica mi dava un maggiore benessere non solo fisico, ma anche mentale, permettendomi di liberarmi dallo stress quotidiano legato agli inevitabili problemi che affronto quotidianamente.Tantissimi amici e pazienti mi chiedono se continuo a correre e soprattutto come faccio a trovare il tempo per allenarmi: credo che ognuno di noi faccia ogni sforzo per avere un po’ di tempo libero per fare ciò che più gli piace. Il problema che dobbiamo affrontare è quello di organizzare al meglio la nostra giornata lavorativa, riuscendo a conciliare l’impegno professionale con il tempo libero.Penso che la corsa su lunga distanza sia un po’ una metafora della vita di tutti i giorni, nella quale affrontiamo innumerevoli difficoltà, che riusciamo a superare solo mettendoci grinta e impegno. Quante volte, correndo in gara, ma spesso anche durante un allenamento particolarmente impegnativo, mi sono trovato a gestire dei momenti di “crisi”, dovuti a stanchezza, dolori muscolari, distorsioni o semplicemente legati alle avversità atmosferiche: in quei momenti potevo contare solo sulle mie forze fisiche e mentali, perché in un modo o nell’altro dovevo ritornare a casa o finire la gara meglio che potevo.La soddisfazione di tagliare il traguardo, indipendentemente dal tempo finale ottenuto, sta proprio nella consapevolezza di avere superato tutte le difficoltà, facendo affidamento solo sulle proprie forze: il maratoneta, infatti, corre non solo contro gli avversari, ma soprattutto contro se stesso, cercando di migliorare la propria prestazione.In questa sede non voglio parlare dell’utilità della corsa, o comunque dell’attività fisica in genere, come strumento per migliorare il proprio stato di salute: sono sicuro che 30 minuti dedicati allo sport 3-4 volte alla settimana siano un ottimo strumento per mantenere efficiente il proprio organismo. Questo dovrebbe essere l’obiettivo primario di chi vuole iniziare ad avvicinarsi allo sport: l’importante è raggiungere il benessere psico-fisico, non rincorrere dei risultati a volte impossibili. Non siamo tutti portati a fare le stesse cose, ma dobbiamo cercare di trovare uno sport a noi congeniale, che ci permetta di stare bene con noi stessi e con gli altri. Amici e pazienti mi chiedono cosa devono fare per correre una maratona. È un atteggiamento mentale sbagliato: è come se un tennista principiante chiedesse al proprio maestro di tennis cosa deve fare per partecipare a un grande torneo internazionale (fermo restando che io non mi sento assolutamente un grande atleta, ma solo un atleta dilettante che ha realizzato qualche sogno). Chiunque si avvicini a uno sport deve partire dalle basi, cercando soprattutto di divertirsi: solo successivamente e soprattutto continuando a provare piacere nello svolgere questa attività fisica, può cercare di migliorare le proprie prestazioni e porsi traguardi sempre più ambiziosi, che spesso sono più facilmente raggiungibili di quanto si pensi. La spasmodica ricerca del Risultato può far perdere di vista il piacere che l’attività fisica ci regala, facendoci talvolta abbandonare prima del tempo un’attività sportiva piacevole e salutare.